EUPC lancia l’allarme sulla filiera europea delle materie plastiche
EUPC (European Plastic Converters) ha espresso preoccupazione per la crisi energetica e le tensioni geopolitiche che stanno mettendo sotto pressione la catena di approvvigionamento europea delle materie plastiche. In una sua nota l’associazione europea dei trasformatori evidenzia come l’attuale escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, unita alle criticità che interessano uno dei principali hub strategici del commercio energetico mondiale, stia producendo pesanti ripercussioni sui mercati globali dell’energia e delle materie prime industriali. Il conseguente aumento dei prezzi di petrolio e gas, insieme alla crescente volatilità dei mercati delle commodities, sta avendo effetti immediati sull’intera filiera europea dei polimeri e delle materie plastiche.
EUPC riferisce che le imprese di trasformazione delle materie plastiche, che in Europa superano le 50.000 unità, occupano oltre 1.600.000 addetti e generano un fatturato superiore a 300 miliardi di euro, segnalano una situazione di emergenza che le coinvolge direttamente caratterizzata da: aumenti improvvisi dei prezzi delle materie prime plastiche; instabilità nella disponibilità delle forniture e incremento dei costi energetici e logistici; minore prevedibilità ed estreme difficoltà nella pianificazione continuativa della produzione.
(Foto Linkedin/Benoit Hennaut)
L’associazione sottolinea che in questo scenario straordinario, la filiera delle materie plastiche si trova ad affrontare una pressione senza precedenti, che rischia di comprometterne la sua stessa sostenibilità economica in Europa, in particolare per le piccole e medie imprese. A rendere il quadro ancora più critico contribuisce la fase già complessa che il settore sta attraversando: tutti gli operatori sono infatti già fortemente impegnati nella transizione verso l’economia circolare, un percorso particolarmente impegnativo che nei prossimi anni richiederà ingenti investimenti industriali e un significativo adeguamento tecnologico lungo l’intera filiera.
“Alla luce di una volatilità così estrema nei prezzi delle materie prime e dell’energia, gli aumenti di prezzo dovranno necessariamente essere trasferiti lungo l’intera catena del valore delle materie plastiche”, ha dichiarato il presidente di EUPC, Benoit Hennaut.
Il quadro prospettato da EUPC non è affatto roseo. Infatti, le imprese della filiera operano già con margini fortemente compressi e stanno registrando una riduzione della redditività, assumendosi rilevanti rischi finanziari pur di garantirsi l’approvvigionamento di materiali essenziali destinati a settori strategici. Se i costi dei polimeri e dell’energia dovessero continuare ad aumentare, i trasformatori europei di materie plastiche potrebbero essere costretti a fermare o ridurre alcune produzioni, molte delle quali potrebbero rivelarsi essenziali per comparti critici quali sanità, imballaggio, auto, edilizia ed energia. Inoltre, se la situazione dovesse continuare a deteriorarsi e i trasformatori di materie plastiche fossero lasciati soli ad assorbire l’aumento dei costi delle materie prime, vi è il serio rischio che alcune imprese siano costrette a cessare l’attività. Per questo l’associazione rivolge un appello a tutti i decisori politici europei e agli Stati affinché garantiscano l’introduzione di un tetto ai prezzi dell’energia in Europa, come discusso nella riunione del Consiglio dell’Unione Europea del 19 marzo, e mettano in campo ogni sforzo diplomatico per fermare la guerra dell’energia in Medio Oriente.



