Crisi Iran, tensioni nello Stretto di Hormuz: a rischio petrolio, GNL e prodotti chimici

(Foto IAMP)

Gli attacchi missilistici condotti da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran a partire dal 28 febbraio hanno innescato una sequenza di ritorsioni nell’area del Golfo Arabico, alimentando i timori di un’escalation verso un conflitto regionale più ampio. Con le tensioni concentrate sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico e principale punto di strozzatura energetico a livello globale, le forniture mondiali di petrolio, GNL (gas naturale liquefatto) e prodotti chimici risultano esposte a un rischio elevato.

Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz si è di fatto arrestato, portando le esportazioni di petrolio e GNL dell’area del Golfo vicino alla paralisi. I transiti delle metaniere risultano interrotti dal 28 febbraio, con impatti su circa 120 miliardi di metri cubi annui (bcm/anno) di offerta proveniente da Qatar ed Emirati Arabi Uniti: un volume comparabile alle forniture di gas russo venute meno per l’Europa dal 2021. Secondo gli analisti di ICIS (Independent Commodity Intelligence Services), a seguito della crisi in atto il Brent, riferimento internazionale per la quotazione del greggio, è balzato di oltre l’8% nelle prime contrattazioni asiatiche del 2 marzo, superando brevemente gli 82 dollari al barile prima di ritracciare e tornare a stabilizzarsi sopra i 78 dollari; il WTI, riferimento per le quotazioni del petrolio nel mercato nordamericano, scambiava intorno ai 72 dollari.

Anche i mercati petrolchimici hanno reagito: i futures cinesi sul metanolo sono saliti di oltre il 6% a fronte delle preoccupazioni sulla continuità delle forniture iraniane. L’Iran è il secondo produttore mondiale di metanolo. L’analisi di ICIS evidenzia che il rischio di un’interruzione prolungata della produzione iraniana e la possibile chiusura dello Stretto stanno ricalibrando le aspettative di mercato e i meccanismi di formazione dei prezzi: il Brent potrebbe avvicinarsi o superare i 100 dollari al barile qualora la chiusura perdurasse, sebbene un riavvio dei colloqui USA-Iran potrebbe limitare ulteriori rialzi.

In sintesi, al momento i principali elementi di scenario sono: gli attacchi USA e israeliani contro l’Iran e le conseguenti ritorsioni, con un più ampio deterioramento della stabilità regionale; lo Stretto di Hormuz di fatto chiuso, con blocco dei flussi di petrolio e GNL; il Brent salito oltre 82 $/bbl e mantenutosi su livelli elevati, con potenziale avvicinamento a 100 $/bbl in caso di persistenza della crisi; interruzione di circa 120 bcm/anno di offerta di GNL da Qatar ed Emirati Arabi Uniti; rialzo dei futures cinesi sul metanolo di oltre il 6% per i timori legati alle forniture iraniane; aumento del rischio di discontinuità prolungata, con effetti sulle dinamiche di prezzo.

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