Margaglione, presidente Amaplast, fa il punto su presente e futuro del settore

Si è tenuta martedì 30 giugno presso Villa Baiana a Monticelli Brusati (Brescia), l'annuale assemblea dei soci Amaplast – l'associazione nazionale di categoria, aderente a Confindustria, che raggruppa circa 170 costruttori di macchine, attrezzature e stampi per materie plastiche e gomma – durante la quale il presidente Massimo Margaglione ha tenuto una relazione per illustrare l’andamento dell’industria italiana delle macchine per plastica e gomma, commentando i risultati emersi dalla sesta edizione dell’Indagine Statistica Nazionale, svolta del Centro Studi Mecs-Amaplast tra 435 aziende costruttrici (con quasi 15.300 addetti) che, nel 2025, hanno generato un fatturato di 4,62 miliardi di euro (-4,2%), con una quota export del 73%, a conferma della forte vocazione internazionale del settore. Secondo il presidente di Amaplast “il bilancio di settore, pur in ripiego rispetto al 2024, non appare particolarmente allarmante sia perché segue un quadriennio di crescita sia alla luce delle molteplici e preoccupanti criticità geopolitiche che da tempo caratterizzano il contesto globale, a cui le nostre aziende hanno comunque saputo tener testa, pur tra molte difficoltà”.

Le esportazioni, storico motore del comparto, dopo quattro anni di aumento hanno registrato un calo del 5% sul 2024 fermandosi a un valore complessivo di 3,41 miliardi di euro. Commentando la geografica dell’export di settore italiano, Massimo Margaglione ha sottolineato che l’India (+40% di vendite nel 2025 sul 2024) “sta attraversando una fase di straordinario sviluppo industriale e demografico e si sta rapidamente affermando come uno dei mercati più promettenti per le nostre tecnologie. È un Paese”, ha evidenziato il presidente di Amaplast, “sul quale dovremo continuare a investire, che dovremo presidiare con ancora maggiore continuità e in cui dovremo costruire relazioni di lungo periodo”.

Per quanto riguarda la Cina (+8%), al termine della sua relazione il presidente Massimo Margaglione ha evidenziato come il Paese, oltre a essere una destinazione importante per le esportazioni di settore italiane, rappresenti “il grande competitor del prossimo decennio”.

A tale proposito Massimo Margaglione ritiene che “sia importante prendere atto di una realtà: la Cina non è più soltanto un Paese a basso costo ma un concorrente industriale, tecnologico e commerciale di primissimo livello, capace di investire, innovare, crescere dimensionalmente e presidiare in maniera aggressiva i mercati internazionali. La vera sfida del prossimo decennio sarà riuscire a difendere e rafforzare la nostra competitività nei confronti di un competitor che dispone di dimensioni, velocità di esecuzione e capacità di investi-mento senza precedenti. Per affrontare questa sfida serviranno innovazione, tecnologia, sostenibilità, formazione delle competenze e, soprattutto, una politica industriale europea finalmente consapevole del valore strategico della manifattura”.

Il presidente di Amaplast ha voluto anche evidenziare la tenuta, anzi l’aumento di quasi nove punti percentuali, delle forniture ai trasformatori americani, nonostante le difficoltà e le incertezze causate dall’introduzione dei dazi.

Allargando lo sguardo all’intera filiera della plastica – sulla base dei numeri dell’ultimo studio realizzato per le associazioni che ne fanno parte da TEHA Group – Massimo Margaglione ha sottolineato come l’industria della plastica generi un valore aggiunto (15,3 miliardi di euro) secondo solo a quello del comparto automotive; si tratta quindi, ha affermato il presidente, di “una componente essenziale e strategica del sistema manifatturiero italiano” che, a livello europeo, è seconda solo alla Germania, con un divario che si è progressivamente ridotto negli ultimi dieci anni. Non solo, Massimo Margaglione ha concluso che “l’Italia ha dimostrato capacità di tenuta e di crescita in un contesto europeo estremamente complesso”.

Nel corso dell’assemblea sono stati eletti i nove componenti del Consiglio generale per il biennio 2026-2028: Alessandro Balzanelli (FB Balzanelli), Michele Bandera (Bandera), Elena Barrale (Euroviti) Alessandra Bosco (Inglass), Andrea Comerio (Comerio Ercole), Alberto Piva (PET Solutions), Fabiola Plebani (Mast), Renzo Privitera (Gefran) e Corrado Zanga (Uniloy).

Ospiti dell’evento Marco Fortis (direttore di Fondazione Edison), Paolo Mieli (storico e giornalista) e Simone Spetia (giornalista, autore e conduttore radiofonico). Nel suo intervento, dal titolo “La resilienza italiana e le sfide globali”, Marco Fortis ha sottolineato i punti di forza dell’economia del nostro Paese, a partire dal surplus commerciale in aumento per numerose tipologie di beni e in miglioramento anche rispetto ad altri esportatori globali. L’Italia risulta primo Paese al mondo per diversificazione dei prodotti all’export e, anche con alcune tipologie di macchinari per plastica e gomma, nel periodo 2019-2025 ha scalato posizioni e guadagnato quote nella classifica dei Paesi esportatori. Secondo Marco Fortis, nel prossimo triennio il nostro Paese potrebbe realizzare una crescita annua del +0,6%/+0,7%, continuando a mantenere sotto controllo (come sta facendo) il debito e i conti pubblici e gestendo in maniera ordinata l’esaurimento del PNRR nonché i necessari investimenti in energie rinnovabili.

Il tandem Paolo Mieli e Simone Spetia ha proposto un’analisi del contesto politico italiano, i cui equilibri sono ancora tutti da interpretare, e della complessa situazione internazionale a cui l’Europa dovrà far fronte in maniera unitaria e coerente. Secondo Paolo Mieli, storicamente i conflitti hanno in comune la molteplicità di fattori scatenanti, la coincidenza con una pandemia ma anche una successiva fase di dirompente rinascita, prospettiva quest’ultima che ha voluto lasciare alla platea come forte auspicio.