Il riciclo in Italia tra punti di forza e criticità

(Foto Linkedin/Fondazione per lo Sviluppo
Sostenibile)

Nell’industria italiana anche nel 2024 continua però a crescere l’utilizzo di materiale riciclato, grazie all’86% di tutti i rifiuti gestiti (tra urbani e speciali). I nuovi dati Eurostat confermano l’eccellente risultato dell’Italia: nel 2024 il tasso di utilizzo circolare di materia si è attestato al 21,6%, segnando una crescita dello 0,5% rispetto al 2023; a fronte di una media UE del 12,2%, del 17,8% della Francia, del 14,8% della Germania e dell’7,4% della Spagna. E nel riciclo degli imballaggi l’Italia si conferma una eccellenza europea con il 76,7%, ben oltre il target del 65% al 2025 e del 70% al 2030 (plastica oltre il target europeo del 50%). Nonostante questo quadro complessivamente positivo emergono però alcune criticità, come la crisi del riciclo delle plastiche.

Sono questi i dati che emergono dal rapporto “Il Riciclo in Italia 2025”, che registra l’andamento del riciclo di 19 filiere, realizzato da Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e presentato a Milano in occasione della quarta conferenza nazionale dell’industria del riciclo, organizzata dalla stessa fondazione in collaborazione con Conai e Pianeta2030/Corriere della Sera.

“La conferenza nazionale dell’industria del riciclo”, ha dichiarato Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, “rappresenta un’importante occasione per affrontare uno degli assi strategici della transizione ecologica. Il riciclo delle materie prime è un elemento essenziale per promuovere un cambiamento sostenibile, capace di ridurre la nostra dipendenza dall’estrazione di nuove risorse e di mitigare i conseguenti impatti ambientali. Istituzioni e operatori del settore, insieme, hanno oggi l’opportunità di costruire un sistema in grado di garantire un approvvigionamento sicuro dei materiali necessari allo sviluppo di un nuovo ecosistema industriale”.

“Nonostante le difficoltà che l’intero sistema industriale sta affrontando nel nostro Paese”, ha sottolineato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, “il settore del riciclo, complessivamente, sia per quantità trattate sia per i fatturati, mantiene performance positive confermandosi non solo una eccellenza europea ma anche un settore strategico per l’economia italiana. Consolidare l’industria del riciclo vuol dire anche concorrere alla autonomia e sicurezza di approvvigionamento di materiali e ridurre l’alta dipendenza dalle loro importazioni”.

In Italia interi settori industriali si reggono sul riciclo grazie al 74,1% dei rifiuti speciali riciclati, che hanno prodotto ben 133 milioni di tonnellate di materiali recuperati. Secondo u un’analisi approfondita della produzione nazionale di materie prime seconde (MPS) derivanti dalle attività di riciclo dei rifiuti urbani e speciali, condotta per la prima volta in collaborazione con Ispra e Conai, per alcune tipologie di materiali (carta e cartone, plastica e vetro) la quota di imballaggi sul totale per la produzione di MPS risulta molto significativa. Per il vetro, il 66% deriva da imballaggi, per la carta e il cartone, il 54%, e anche per la plastica ci si attesta intorno al 50%.

(Foto Fondazione per
lo Sviluppo Sostenibile)

“L’Italia ha costruito negli anni una leadership riconosciuta in Europa nel riciclo”, ha dichiarato Simona Fontana, direttrice generale Conai. “Un risultato che nasce da investimenti, competenze industriali e dalla capacità dell’intera filiera di lavorare in modo coordinato. Oggi, però, questa leadership non può essere data per scontata: alcune dinamiche di mercato e una competizione internazionale sempre più intensa rendono evidente quanto sia indispensabile garantire condizioni stabili, regole chiare ed eque e una visione industriale coerente. È fondamentale rafforzare il presidio delle filiere più esposte e sostenere le imprese nel percorso di transizione. Il sistema Conai ha dimostrato che il riciclo genera valore economico, ambientale e occupazionale per il Paese: ora occorre creare un quadro che permetta a queste performance di consolidarsi e crescere. Solo così l’Italia potrà continuare a competere in Europa, facendo della sua economia circolare non solo un modello ambientale, ma una vera leva strategica per lo sviluppo industriale nazionale”.

Le proposte italiane relative al Circular Economy Act, già elaborate e condivise agli inizi di quest’anno, mirano a dare un contributo concreto al processo di semplificazione e rafforzamento della legislazione europea sull’economia circolare. Attraverso un lavoro di squadra rafforzato, l’Italia è chiamata a confermare la sua eccellenza.

In questo quadro positivo emergono però due settori in difficoltà: la crisi del riciclo delle materie plastiche e lo stallo nella crescita della raccolta e riciclo dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), il cui tasso di raccolta in Italia nel 2024 è sceso sotto il 30%, molto al disotto del target europeo del 65% in vigore dal 2019.

Nonostante anche nel 2024 sia aumentate tanto la raccolta differenziata quanto la quantità avviata al riciclo dei rifiuti degli imballaggi in plastica, arrivando al 51,1%, oltre il target europeo del 50%, l’attività industriale di riciclo delle plastiche è entrata in crisi: i fatturati sono calati, domanda e prezzi sono scesi ai minimi. Nel 2024, benché la produzione di PET da riciclo sia aumentata, il fatturato è calato del 18%, anche per l’accresciuta concorrenza del PET vergine a basso costo e del PET riciclato proveniente dall’estero, in aumento e pari a circa il 20% del mercato nazionale. La situazione nel 2025 è peggiorata. L’ obbligo del 25% di contenuto riciclato nelle bottiglie di PET, in vigore dal 1° gennaio 2025, non ha aumentato la domanda del PET riciclato, probabilmente perché l’obbligo è privo di sanzioni. La crisi ha coinvolto anche tutti gli altri polimeri plastici generati col riciclo meccanico. L’industria nazionale del riciclo delle plastiche deve affrontare, a fronte di una domanda ridotta, la concorrenza del calo dei prezzi dei polimeri vergini e di quelli delle plastiche riciclate importate, mentre deve sostenere elevati costi energetici e consistenti costi di smaltimento, con inceneritori o discariche delle plastiche non riciclabili.

“L’industria europea del riciclo delle plastiche”, ha commentato Edo Ronchi, “non dovrebbe perdere l’occasione rappresentata dal nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi per espandere le sue attività e per rispondere in modo adeguato alla concorrenza cinese: servono però misure urgenti per superare la crisi attuale, per non compromettere le capacità industriali del settore, ma consentirgli di affrontare, con un rilancio, le nuove e impegnative sfide”.

I RAEE sono una importante fonte di materie prime critiche e strategiche, indispensabili per diversi e importanti settori industriali. e da valorizzare facendo crescere significativamente la raccolta e il riciclo. La Commissione europea ha proposto l’introduzione di una tassa di 2 €/kg per i RAEE non raccolti che in Italia si tradurrebbe in circa 2,6 miliardi di euro all’anno. Una cifra equivalente, o almeno una sua parte, invece che versata come tassa potrebbe rappresentare un investimento, pagato dai produttori, nei sistemi di raccolta e nelle iniziative previste dall’accordo di programma del coordinamento RAEE con Anci.