(Foto Biorepack)

Il Consiglio di amministrazione di Conai ha approvato l’introduzione di un contributo ambientale diversificato pari a 45,00 €/t per le capsule e le cialde in plastica biodegradabile e compostabile certificate EN 13432 per caffè o altre bevande, con decorrenza 12 agosto 2026. La decisione è collegata all’entrata in vigore delle nuove disposizioni europee contenute nel PPWR che ricomprendono nella definizione di imballaggio anche quelle destinate a essere conferite nella specifica raccolta insieme al prodotto (quindi piene). Da quella data tali prodotti rientreranno nel regime della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) e saranno pertanto soggetti al Contributo Ambientale Conai.

L'introduzione del contributo rappresenta un ulteriore riconoscimento del ruolo che le capsule e cialde compostabili possono svolgere nell'ambito dell'economia circolare, grazie a un modello di gestione del fine vita semplice ed efficace. In particolare, tali articoli a fine vita contengono il residuo del prodotto (caffè esausto), determinando una piena coerenza tra contenuto e contenitore anche nella fase di gestione del rifiuto. Questo aspetto ne consente un avvio congiunto al riciclo organico, attraverso il conferimento nella raccolta dell’umido, il successivo riciclo congiunto negli impianti di trattamento organico per la produzione di compost di qualità.

Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante se si considera che una capsula pesa mediamente circa 3 grammi, mentre il caffè esausto presente al suo interno arriva a circa 7 grammi. Attraverso il riciclo organico industriale, capsula e caffè vengono valorizzati contemporaneamente, trasformandosi in compost e contribuendo così alla restituzione di sostanza organica ai suoli. Attraverso il corretto conferimento nella raccolta dell'organico questo potenziale può essere pienamente espresso, consentendo di valorizzare la frazione organica con costi di gestione enormemente inferiori. Oltre ai benefici nella gestione del fine vita, le capsule in bioplastica compostabile garantiscono elevate prestazioni tecniche lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, in termini di conservazione dell'aroma, qualità del prodotto e funzionalità durante l'erogazione del caffè, rispondendo pienamente agli standard richiesti dal mercato.

Il tema assume particolare rilevanza considerando la diffusione delle capsule monodose nelle case degli italiani e nella ristorazione collettiva. Secondo le stime più recenti, ogni anno vengono immesse sul mercato italiano tra 4,5 e 5 miliardi di capsule, pari a circa un terzo dei caffè consumato dalle famiglie. Ciò si traduce in circa 50.000 tonnellate di rifiuto complessivo tra involucro e contenuto. Numeri che evidenziano l’importanza di una gestione efficace del fine vita di questi imballaggi e il ruolo strategico del riciclo organico nel valorizzarne tutte le componenti. Non a caso, alcune aree europee stanno introducendo divieti per stimolare l’uso di soluzioni compostabili: le Isole Baleari in Spagna, per esempio, dove l’amministrazione locale ha approvato una norma che impone l’uso di materiali compostabili per le capsule, al fine di ridurre la produzione di rifiuti non riciclabili. Affinché questo potenziale si traduca in un beneficio concreto è fondamentale il corretto conferimento dopo l'utilizzo. Le capsule certificate in bioplastica compostabile devono essere conferite insieme ai residui di caffè nella raccolta differenziata dell’umido, così da poter essere avviate agli impianti di riciclo organico e trasformarsi in compost.

"Le capsule in bioplastica compostabile rappresentano una soluzione che coniuga funzionalità e qualità. La possibilità di conferire insieme capsula e caffè esausto nella raccolta dell'organico rende più semplice il fine vita del prodotto e consente di valorizzarne tutte le componenti attraverso il riciclo organico”, ha commentato a tale riguardo Carmine Pagnozzi, direttore generale di Biorepack. “Il contributo ambientale riflette l’efficienza di questo tipo di applicazione, che è un modello coerente con i principi dell'economia circolare e con gli obiettivi europei di riduzione dei rifiuti destinati a discarica o termovalorizzazione”.

Il valore del CAC introdotto avrà carattere temporaneo, con monitoraggio di almeno dodici mesi, al termine del quale sarà rivalutato sulla base delle evidenze raccolte.