La fotografia contenuta nel rapporto “Circonomia 2025”, elaborato ogni anno nel quadro del Festival dell’economia circolare e della transizione ecologica, mostra un’Italia che resta all’avanguardia in Europa nell’economia circolare, dal riciclo dei rifiuti all’impiego di materie seconde, mentre arretra nella transizione energetica dai fossili alle rinnovabili. La sintesi di queste due opposte dinamiche è che rispetto al rapporto precedente il nostro Paese retrocede dal terzo al quinto posto, mentre tre anni fa eravamo primi. Il podio attualmente vede al primo posto la Danimarca, seguita da Austria e Olanda, con la Svezia al quarto posto. Seppure facciamo ancora, complessivamente, un po’ meglio della media UE, il trend italiano non è dei migliori.
La classifica proposta nel rapporto si basa 21 indicatori, suddivisi in tre categorie: impatto sull’uso delle risorse (consumi pro-capite di materia e di energia, emissioni climalteranti), efficienza d’uso delle risorse (consumi di materia e di energia, emissioni climalteranti e produzione di rifiuti per unità di PIL), capacità di risposta (tassi di riciclo e d’impiego di materie seconde). Nel loro insieme, i 21 indicatori restituiscono una fotografia attendibile dello stato di circolarità e di transizione ecologica dei vari Paesi dell’Unione Europea. In termini di prestazioni assolute, è da rimarcare come a livello europeo, per il terzo anno consecutivo, quasi tutti gli indicatori mostrino un miglioramento (o quanto meno una stazionarietà) verso decarbonizzazione e circolarità.
L’arretramento dell’Italia è coerente con la retrocessione al quinto posto. L’evoluzione positiva che aveva portato l’Italia tra i leader di circolarità e transizione ecologica sembra essersi interrotta. Già nel 2021 e 2022 l’Italia aveva registrato progressi inferiori alla media europea e a quelli di altri leader della conversione energetica, pur mantenendo buone prestazioni negli indicatori di riciclo e circolarità. Questa tendenza si è mantenuta anche nel 2023 e tutti i dati disponibili suggeriscono che sarà così anche nel 2024 e 2025. Tra il 2023 e il 2022 i progressi dell’Italia sono stati inferiori alla media europea in termini di consumo energetico pro-capite e per unità di PIL e anche più marcata è la minore riduzione del consumo di fonti fossili. La crescita della quota di rinnovabili sui consumi energetici è stata pari a un terzo della media europea e la quota di elettricità da solare e vento, che nel 2014 era più alta in Italia che nella media europea (13,6% vs 11,2%), nel 2024 risulta più bassa (21,9% vs 28,7%). L’Italia è uno dei pochi casi in Europa dove nel 2023 sono aumentate le emissioni di CO2 dalle nuove auto immatricolate. Anche in termini di riciclo e di circolarità di materia (pur partendo da valori molto elevati) l’andamento dell’Italia è stato in termini assoluti inferiore alla media europea. Negli ultimi dieci anni i miglioramenti dell’Italia sui vari indicatori sono stati tra i più bassi in Europa.
Come detto, l’eccellenza italiana resiste nel passaggio da economia lineare a economia circolare, cioè negli indicatori relativi al consumo pro-capite e per unità di PIL di materia, all’impiego di materia seconda, al tasso di riciclo del totale dei rifiuti e dei rifiuti urbani, alla quota di valore aggiunto da economia circolare. Qui otteniamo sempre una delle cinque migliori prestazioni europee, posizionandoci al secondo posto assoluto dopo l’Olanda. È evidente che questo successo italiano ormai dipende in larga misura dagli ottimi risultati nella raccolta e nel riciclo dei rifiuti conseguiti grazie al sistema dei consorzi di filiera, a cominciare da quelli che operano nel settore degli imballaggi, tra cui Cial (alluminio), Ricrea (acciaio) e Biorepack (bioplastica compostabile), partner del Festival dell’economia circolare. La nuova frontiera è ora quella costituita dal recupero di materiali preziosi contenuti nei RAEE, di cui si occupa Errion Weee.
In conclusione, l’Italia conferma un notevole talento nella trasformazione green dell’economia, come dimostrano i primati nell’economia circolare, ma arranca nel processo di decarbonizzazione per fronteggiare la crisi climatica. Per il nostro Paese questo non è solo un problema ambientale, ma un’occasione che rischiamo di perdere per il futuro. “La transizione ecologica è necessaria per impedire il collasso climatico ma se bene governata e orientata è anche una straordinaria occasione che può consentire all’Italia e all’Europa di affermare una leadership economica e tecnologica in un processo globale già in piena corsa, che sta ridisegnando gli assetti del mondo economico di oggi e di domani”, ha dichiarato Roberto Della Seta, direttore del Festival dell’economia circolare.



