Bioplastiche compostabili: il modello italiano alla sfida dei nuovi scenari globali

(Foto Biorepack)

La filiera italiana delle bioplastiche compostabili deve compiere un salto di qualità: per affrontare la concorrenza internazionale non basta più consolidare la diffusione ma servirà ripensare il modello di business, investire maggiormente nell'innovazione e rafforzare l'integrazione con le filiere più dinamiche del Made in Italy. Lo evidenzia un'indagine realizzata da SDA Bocconi School of Management tra produttori e trasformatori italiani del comparto e presentata durante il 3° Forum delle Bioplastiche Compostabili organizzato da Assobioplastiche e dal Biorepack il 18 giugno a Roma.

L’evoluzione del contesto internazionale ha portato a un aumento dei volumi prodotti in Cina di plastiche a base biologica, che sono triplicati in appena tre anni, con una previsione di un’ulteriore crescita nel prossimo decennio. I numeri mostrano inoltre come il 2025 abbia rappresentato una fase di consolidamento dopo anni di crescita continua. La filiera italiana delle bioplastiche compostabili conta oggi 252 aziende, 2.838 addetti dedicati, 119.100 tonnellate di manufatti prodotti e un fatturato complessivo di 656 milioni di euro. Rispetto al 2024 si registrano una diminuzione del numero di imprese (-9,4%), dell'occupazione (-2,6%), del fatturato (-6,8%) e dei volumi produttivi (-2%).

In questo scenario, l'innovazione appare destinata a svolgere un ruolo decisivo. Come ha sottolineato l’indagine realizzata da SDA Bocconi School of Management (svolta e pubblicata all’interno del Bilancio di sostenibilità di Biorepack), vi sono ampi margini di miglioramento in un mercato dove differenziazione tecnologica, nuove funzionalità e integrazione con altri comparti produttivi possono rappresentare fattori competitivi decisivi. Gli investimenti in ricerca restano fondamentali per migliorare ulteriormente termoresistenza, proprietà meccaniche e ottiche, caratteristiche barriera e processabilità dei manufatti, mantenendo al tempo stesso sostenibilità ambientale e competitività economica. L'innovazione rappresenta inoltre il modo migliore per valorizzare una delle caratteristiche distintive delle bioplastiche compostabili: la loro capacità di inserirsi all'interno di un sistema integrato di gestione della frazione organica.

"Il Forum di oggi conferma che la filiera italiana delle bioplastiche compostabili possiede competenze, tecnologie e capacità innovative che rappresentano un patrimonio strategico per il Paese", ha commentato il neopresidente di Biorepack, Armido Marana. "La sfida dei prossimi anni sarà trasformare queste competenze in un vantaggio competitivo sempre più distintivo, rafforzando il legame con le eccellenze del Made in Italy e valorizzando il contributo che le bioplastiche compostabili possono offrire alla transizione ecologica, all'economia circolare e alla competitività delle nostre imprese".

Tra le migliori pratiche sviluppate dagli operatori della filiera, nel corso del forum sono state premiate tre aziende che si sono distinte per il contributo offerto alla sostenibilità e all'innovazione del comparto: la siciliana Agriplast, scelta per la misurazione dei benefici ambientali generati dall'innovazione; l'umbra Polycart, riconosciuta per la sperimentazione di nuove applicazioni e prodotti compostabili; la pugliese Progeva, valorizzata per il ruolo svolto nella promozione del riciclo organico attraverso la produzione di compost e biometano.