Accordo volontario tra Crocco e Ministero dell’Ambiente

Studio scientifico per valutare l’impronta ambientale dei film termoretraibili

Plastica e ambiente - giovedì, 28 febbraio 2019

Il produttore di imballaggi secondari in plastica Crocco ha condotto, per la prima volta in Italia, un approfondito studio scientifico sull’impronta ambientale della propria produzione di film termoretraibili, utilizzati per il confezionamento di prodotti alimentari e bevande, come, per esempio, le bottiglie in PET.

Si tratta della prima mappatura, da parte di un’azienda operante nel settore dell’imballaggio flessibile, dell’impronta di carbonio - la “carbon footprint” - vale a dire le emissioni di gas serra in atmosfera che genera un prodotto nel suo intero ciclo di vita, con l'intento di realizzare imballaggi flessibili sempre meno impattanti sull’ambiente.

Inoltre, rappresenta il primo studio sulle emissioni dell’imballaggio flessibile che viene redatto nell’ambito di un accordo volontario con il Ministero dell’Ambiente, sottoscritto nel giugno 2018. Consiste in un intenso programma per la valutazione dell’impronta ambientale di prodotti/servizi/organizzazioni, che dal 2011 il Ministero dell’Ambiente promuove come buona pratica di collaborazione tra pubblico e privato, con il coinvolgimento di oltre 200 soggetti, tra aziende, comuni e università, stimolando azioni concrete per la riduzione delle emissioni di gas serra.

 

Studio e risultati

Lo studio ha preso in esame la produzione del film plastico termoretraibile stampato fuori linea, evidenziando come le emissioni generate per un kg di film siano pari a 5,47 kg di anidride carbonica equivalente, come certificato da CSQA.

Nel corso dell’intero ciclo di vita del film termoretraibile stampato fuori linea, l’impatto maggiore è da attribuirsi alle fasi di acquisizione delle materie prime (55%), al post consumo (25%) e alla fase di produzione (12%). L’utilizzo e il trasporto contribuiscono invece in maniera marginale (rispettivamente 6% e 1%).

L’emissione totale generata dall’intera produzione di film plastico termoretraibile stampato fuori linea, realizzata nel 2017 da Crocco è pari a 39500 tonnellate di anidride carbonica equivalente.

Nello studio sono state prese in considerazione l’intera produzione di film plastico termoretraibile stampato fuori linea realizzata nel 2017 presso gli stabilimenti di Cornedo Vicentino (Vicenza), differenziate per tipologia di caratteristiche del film e sistema di distribuzione.

Lo studio, inoltre, offre alcuni spunti di ecodesign e di efficienza per minimizzare l’impatto sull’ambiente:

1 - messa a punto di ricette a minor impatto ambientale, utilizzando, per esempio, materiale plastico riciclato o materiali sostituitivi a minor impatto;

2 - riduzione degli spessori per diminuire l’impatto ambientale nella fase di produzione delle materie prime e del fine vita;

3 - riduzione degli scarti di processo e ottimizzazione dei consumi energetici.

Aspetti di ricerca e sviluppo che seguono un percorso virtuoso già intrapreso da Crocco, che ha già permesso, per esempio, di ridurre le emissioni legate al consumo del solvente utilizzato per la stampa. Il sistema di recupero, unico nel settore in Italia e basato su filtri a carbone attivo, permette di abbattere di circa l’1,7% la carbon footprint generata, come dimostrano i dati dello studio.

 

Accordo volontario con il Ministero dell’Ambiente

L’azienda, aderendo al programma del Ministro dell’Ambiente, intende individuare i migliori criteri di gestione del carbonio - “carbon management” - e sostenere l'attuazione di tecnologie a basse emissioni e di buone pratiche nei processi di produzione e consumo nell’intero ciclo di vita dei film termoretraibili.

“Abbiamo effettuato l’analisi della carbon footprint per valutare la prestazione ambientale e descrivere le fonti d’impatto sull’intero ciclo di vita, dalla produzione al fine vita, in ottica di innovazione e di implementazione di processi produttivi più sostenibili. Si tratta di uno strumento particolarmente innovativo in Italia, che si svolge all’interno di un accordo volontario con il Ministero dell’Ambiente. Inoltre, questa analisi rappresenta anche un elemento a disposizione dei nostri clienti, che potranno così intraprendere azioni di valutazione e di compensazione dell’impatto ambientale dei propri prodotti”, ha commentato Renato Zelcher (nella foto a sinistra), amministratore delegato di Crocco.

Fondata nel 1967 da Bruno e Luciana Crocco, Crocco, con sede a Cornedo Vicentino, è uno dei principali produttori di imballaggi flessibili in plastica. L’azienda possiede 3 stabilimenti in Italia e uno in Germania, per una superficie complessiva di 65 mila metri quadri e una forza lavoro di 240 dipendenti, cui si aggiunge T&T, azienda interamente di proprietà della famiglia Crocco, che da 35 anni recupera gli scarti di produzione, rigenerando il polietilene e producendo tubi in plastica per molteplici utilizzi in ogni settore.

Crocco vanta un fatturato 2017 di 115 milioni di euro, di cui il 45% proveniente da esportazioni. Nella settore degli imballaggi flessibili produce una vasta gamma di prodotti, come film termoretraibili per fardellaggio (neutri e stampati), film estensibili per pallettizzazione e per uso alimentare, film estensibili per il settore alimentare e film tecnici.


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