Ricerca di Nielsen per conto di Novamont

Oltre metà degli italiani favorevole alla plastic tax

Plastica e ambiente - venerdì, 17 gennaio 2020

Il 54% degli italiani è favorevole alla plastic tax. È quanto emerge da una ricerca condotta da Nielsen per conto di Novamont e presentata alla fiera Marca 2020 (Bologna, 15-16 gennaio), che evidenzia anche come inquinamento e degrado ambientale siano molto preoccupanti per il 59% degli italiani, addirittura più delle difficoltà economiche, indicate come molto preoccupanti solo dal 53%. Per l’88%, inoltre, la difesa dell’ambiente è uno dei valori più importanti nell’attuale società. Partendo da queste evidenze, la ricerca, sulla base di un campione rappresentativo dei responsabili degli acquisti italiani tra i 18 e i 65 anni, ha voluto indagare come la pensa la popolazione italiana riguardo alla salvaguardia del pianeta.

 

Quasi la totalità degli italiani si dichiara d’accordo con il principio di mutuo impegno: per il 92%, infatti, tutti dovrebbero impegnarsi per ridurre la quantità di rifiuti, che preoccupano ben l’87% dei rispondenti. L’85% degli intervistati, inoltre, afferma di fare la spesa orientandosi verso marche e prodotti rispettosi dell’ambiente, anche se ciò significa spendere un po’ di più. Per il 75%, infatti, è contemplabile pagare di più un prodotto solo perché è ambientalmente sostenibile o perché lo è la sua confezione (73%).

 

Imballaggi

La ricerca approfondisce poi il tema del packaging. Il 62% dei consumatori è convinto che le aziende produttrici siano le principali responsabili dell’utilizzo della plastica come componente degli imballaggi nel comparto alimentare - plastica percepita come “altamente inquinante” dall’87% degli italiani - mentre solo 15% attribuisce responsabilità ai rivenditori. Al contempo, però, pur riconoscendo al Governo “colpe” marginali, il 22% crede che sia proprio lo Stato a poter fare di più per ridurne l’utilizzo. Per il 47% dei consumatori sono invece le aziende produttrici a doversi impegnare per ridurre l’impiego della plastica negli imballaggi. Il 18% dei consumatori riconosce anche le proprie responsabilità e ammette di avere un ruolo nell’utilizzo di questo materiale negli imballaggi dei prodotti. Gli italiani percepiscono come pericolosa anche la gomma, considerata responsabile dell’inquinamento dei mari quasi al pari della plastica - 30% versus 31% degli intervistati – e appunto il 54% degli intervistati si dichiara favorevole all’introduzione della plastic tax come imposta alle imprese che producono confezioni monouso di plastica.

 

La ricerca si concentra, infine, sul comparto della carne, in particolare sia per peso dello sfuso nel largo consumo sia per le implicazioni di sostenibilità legate agli imballaggi. L’88% dei consumatori di carne dichiara di ritenere importante che l’imballaggio sia rispettoso dell’ambiente e uno su tre chiede maggiore utilizzo di bioplastiche (34%) e di carta/cartone e vetro (20%). Il consumatore di carne si dichiara sicuramente disposto a pagare di più per la carne fresca in una confezione sostenibile nel 57% dei casi e, in media, pagherebbe il 4,9% in più.

 

Futuro

Nei prossimi anni, il 64% degli italiani si aspetta una riduzione dell’utilizzo della plastica non riciclabile negli imballaggi. Per raggiungere l’obiettivo, il 28% di loro suggerisce di impiegare maggiormente bioplastiche compostabili/biodegradabili, mentre il 17% propone una maggiore distribuzione di prodotti sfusi e un maggiore utilizzo di carta/cartone e vetro. Vengono suggeriti anche il vuoto a rendere (16%), l’impiego di plastiche riciclabili (14%) e la riduzione del volume/peso delle confezioni (7%). Per quanto riguarda le categorie di utilizzo, dall’indagine emerge l’urgenza di ridurre la plastica soprattutto negli imballaggi per acqua, bevande analcoliche, latte, yogurt, snack dolci e salati.

 

In conclusione, secondo la ricerca gli italiani sono convinti che la situazione di degrado ambientale sia effettiva, ma anche che la plastica non sia l’unico “mostro” percepito come responsabile e che ci siano le possibilità di attivarsi con metodi di imballaggio e distribuzione più sostenibili, anche se questo dovesse significare un certo aumento dei prezzi al consumo, che i consumatori italiani dichiarano di essere disposti a sostenere.


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